Gay & Bisex
Recupero
Kairos100
22.11.2025 |
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"Alessio non è ancora rimasto sotto con nessuno stronzo e non vorrei essere io lo stronzo di turno..."
È un tranquillo martedì pomeriggio di novembre qui in ufficio, impegnato in una serie pressoché ininterrotta di meeting back-to-back, trascorsa tra interesse, noia, qualche tensione. Nel frastuono silenzioso ma incalzante dell'usuale torrente di notifiche sul mio smartphone, ecco quella di telegram da parte di “A. B.”, introdotta dalla sua foto profilo con la piazza di Times Square a New York, indizio di un recente viaggio nella città statunitense con la famiglia.Ho conosciuto Alessio qualche mese fa. Durante una ordinaria giornata in ufficio avevo aperto l’app di incontri giallonera e a 73m da me ho visto il suo profilo. Mi aveva appena mandato un messaggio. Dopo qualche altro messaggio ci siamo visti proprio sotto l’ufficio per conoscerci e capire se potesse esserci feeling.
Da uomo sposato ed ufficialmente etero, era preoccupatissimo della sua riservatezza e proprio per questo gli ho dato appuntamento all’incrocio che divide le nostre due aziende; incrocio che è tra l’altro passaggio obbligatorio per chi deve andare a prender la metro!
D’altronde, con Alessio condividiamo stato civile e ambiente lavorativo e io non ho certo un look da drag queen! Alcuni “accorgimenti” per me sono ormai una grande perdita di tempo vista la loro completa inutilità.
Dopo tanti anni di matrimonio, Alessio ha da poco scoperto il sesso tra maschi, circa 6 mesi fa.
Coetaneo, alto circa 1,80m, sportivo ed in forma, con una bella barba folta e un sorriso ampio e accogliente. Un bel naso importante, non grosso ma grande, abbastanza armonico rispetto al suo viso, gli conferisce una certa sensualità intrigante e possente.
Mentre parla con me è nervoso e guardingo, come se stesse acquistando organi al mercato nero. Nella conversazione alterna convenevoli banali a banali allusioni sessuali e carica queste ultime di quel senso proibito e scandaloso, evocando una presunta trasgressione ed una sorprendente eccezionalità, come solo chi è entrato da poco in questo mondo riesce a fare, non senza una certa vergogna e inconsapevole ingenuità.
Alessio si trova in quel periodo in cui non pensa ad altro: è un attivo dominante, ha costantemente bisogno di far sesso, per poi rifarlo. E rifarlo il giorno dopo. Gli piacerebbe trovare un "regular", per tanti buoni motivi; certo, sempre gli stessi buoni motivi. Condivido.
Da quel primo incontro ne sono scaturiti diversi. Circa una volta alla settimana, se siamo entrambi in città, prendiamo una camera nel tardo pomeriggio, in modalità "day-use" per vederci e passare qualche ora per divertirci. Con me Alessio può sfogarsi, liberarsi; darci dentro, letteralmente. Scaricare tutta la sua energia e rasserenarsi in tranquillità. L'hotel è sempre lo stesso, grande e con tutti i comfort.
L’anteprima della notifica inviata da Alessio riporta: “riesco ad uscire prima. Ci vediamo alle 16:00 in punto davanti all’hotel”.
Tra un’ora! Devo affrettarmi a chiudere un argomento e farmi trovare lì. Per diversi motivi, legate alle sue trasferte sui siti industriali e agli impegni familiari, è in astinenza da due settimane e gli ho promesso che oggi recuperiamo tutto!
Su mio suggerimento, proprio due settimane fa ha fatto tutti i test; l’ho sensibilizzato a dovere e mi ha dato retta.
Continuo a lavorare, il tempo scorre velocemente e una popup mi avvisa che l'evento “AB” inizia tra 5 minuti. Chiudo tutto, scendo e mi avvio verso l'hotel.
Il receptionist, bel ragazzo sudamericano con i suoi grandi occhi marroni, mi restituisce la carta di credito e la card per entrare nella camera 709 - ci danno sempre la stessa, bella ampia e con una bella vista sul pomeriggio rigido dell'autunno milanese. "L'altra persona arriva tra poco?", dice con tranquillità, in modo assolutamente neutro, senza sogghigni, allusioni o "non detti". "Sì, sì, sta arrivando, lo aspetto in camera." Salgo, inizio a spogliarmi avendo cura dell'abito che ripongo nell'armadio, accendo la tv, mi sdraio seminudo sul letto e inizio ad attenderlo in mutande, ma non prima di avergli mandato un messaggio su telegram per dirgli che mi trova dentro, "pronto".
Dopo 10 minuti Alessio bussa alla porta. So che è nervoso e che nonostante la tensione, dietro alla porta, sorride come un ragazzino.
Mi accingo ad aprire in mutande ed eccolo lì, trepidante come mi aspettavo.
"Ciao", dice con un tono di esitazione.
"Ciao, ahahah, entra dai.”
Ha paura di essere scoperto.
Chiudo la porta. Ripone lo zaino, che porta sempre sulla spalla sinistra, e non fa in tempo a togliersi il cappotto che sono già in ginocchio ad affondare la testa sul suo pacco.
"Ma come, già così? neanche il tempo di arrivare?"
"Certo, abbiamo detto che oggi si recupera!"
Non se lo fa certo ripetere due volte, che apre la cerniera dei pantaloni e mi sbatte in quella grossa mazza, ancora non del tutto dura, in faccia sulla guancia e sul naso. Che buon odore Alessio, ora ci divertiamo.
Mi piace farlo divertire, farlo liberare. Lo guardo in faccia mentre gli abbasso i pantaloni, e inizio a leccargli le palle con tutta la dedizione possibile. Le lecco entrambe, più volte. Mi soffermo sul perineo e dopo qualche secondo prendo finalmente il cazzo in bocca, lo faccio crescere dentro di me, iniziando a pompare e succhiare. Con la mano scopro completamente la cappella, la lecco e ritorno a pompare godendomi la massima erezione. Affondo al massimo, arrivando fino alla base, che è particolarmente grossa e solo quando la si ha in in bocca si capisce quanto sia grossa la sua base, godendomi i suoi gemiti e i suoi complimenti. A differenza di altri convenevoli, questi invece mi fanno sempre piacere, perché ho sempre voluto essere bravo e far le cose con una certa precisione, con la giusta tecnica e con encomiabili risultati.
Mi alzo, lo abbraccio ed inizio a baciarlo affondando la lingua, e lui ricambia immediatamente.
Gli bacio la fronte, il collo, scendo fino a baciare e poi leccare la profonda cicatrice che ha sullo stomaco, ricordo di un intervento di qualche anno fa.
Alessio toglie i pantaloni, si spoglia del tutto e siamo sul letto ad affondare i reciproci cazzi nelle nostre gole. Il sessantanove dura un bel po', avvolgendoci in diverse posizioni, ma sempre in modo selvaggio e urgente.
Ora si alza dal letto, mi prende dalla testa mentre sono ancora sdraiato e mi sbatte di nuovo il cazzo in gola, quindi spinge e affonda con decisione.
Il chiacchiericcio della tv è completamente coperto dai sordidi suoni che provengono dalla mia bocca impegnata a ricevere le sue pistonate.
Alterna cazzo e tre dita, che mi fa succhiare con la stessa forza con cui quella mazza mi ha nuovamente sfondato la gola dopo settimane di pausa.
Prima uno, poi due ed infine tutte e tre le dita attraversano il mio buco per preparare il mio intestino al prossimo step. Quando pompa il cazzo nella gola e contemporaneamente mi scopa il culo con le dita inizio a gemere, godo.
Godo e vorrei non finisse mai. Vorrei dirgli che dobbiamo vederci ogni giorno, farlo più spesso. Farlo subito dopo.
"Alessio, sì continua; vai ancora; senti, ma dopo lo rifacciamo?" - sentirmi pianificare il prossimo futuro anche in questo momento lo fa ridere di gusto.
"Si, cagna, certo che lo rifacciamo, così continuo a farti godere come una cagna". Mi sento sinceramente un po’ ridicolo ma non affatto offeso: mi rendo conto che la locuzione è appropriata all'attività e al contesto, ma soprattutto al mio comportamento. Sorrido di me stesso.
"Dai, prendi il condom ed il gel", gli dico.
Nervosamente ne prende uno, lo apre, glielo metto io con attenzione, quindi lui mi cosparge il didietro di gel, continuando a fottermi il culo con le dita per far scivolare il gel dentro di me.
Mi metto in posizione ed inarco la schiena per accoglierlo al meglio.
Alessio inizia a spingere con delicatezza, "piano Alessio, piano", perchè le tre dita non equivalgono all'ampiezza e al turgore che dovrò gestire ora, ma... nulla! Spinta forte e... "Ahhhhh, ma cazzo!!!"
Non resiste mai, non ce la fa, ogni volta mi sfonda e vedo le stelle. Inizia a respirare forte e a spingere senza alcun ritegno, andando avanti e indietro, appoggiando le mani prima sui fianchi e poi sulle spalle. Non riesco a muovermi, mi sovrasta completamente ed è sopra di me.
Sento le palle sbattere sul culo, prendo tutta la mazza fino alla base e ho l'ano talmente stirato che ho quasi paura che si strappi, mentre sento dolore ovunque a causa di tutte queste mazzate non meritate. Impossibile farlo smettere.
Stantuffa con forza mentre quel nasone pompa ossigeno con lo stesso ritmo con cui il suo padrone spara spinte decise e profonde. Il dolore inizia a dissolversi mentre inizio a godere nel sentirlo mugugnare, nel percepire il suo calore, il suo sudore.
La sua impazienza è tutta dentro di me, mentre le nostre gambe sono unite le une alle altre, le sue braccia intorno al mio torace, che stringe in un abbraccio turgido, e un altro tipo di abbraccio mi impala immobilizzando tutto il resto dall'interno.
Continua a fottermi e a spingere sempre di più, come se volesse arrivare allo stomaco, e non c'è verso di fermarlo.
"Sì, sì, vengo...", dice.
"Certo, sborra, dai", lo incito, non senza difficoltà nel proferire parola mentre tutto il mio corpo è il preda alla sua furia scalmanata.
"Sì dai, godi anche tu...". "Vieni dentro dai, forza". "Ahhhhhhhhhh", ed inizia a scaricarsi.
Questo è un momento magico, dopo la prima grande spinta, molla la stretta delle braccia, le successive spinte sono più lente mentre sento il suo cazzo pulsare, le sue gambe mollare la presa, muoversi, spingere sopra le mie mentre tutta l'astinenza accumulata fluisce naturalmente come un torrente nella sua foce.
"Che bello", dice Alessio.
"Vero", dico io laconico.
"Ma tu non sei venuto".
"Riposiamoci", gli dico, cingendogli la spalla con il mio braccio.
Sono contento che si sia scaricato, so che avrebbe voluto che durasse di più.
Lo abbraccio e continuiamo a limonare in modo lento e rilassato, mentre continua a segarmi lentamente, avvicinandomi all'orgasmo. Ma so che se voglio farlo arrivare ad un certo livello, devo trattenermi e mantenere la libido alta per i prossimi round.
Si libera del condom, si pulisce e torna accanto a me, mi metto in una posizione innaturale da contorsionista mentre gli bacio i capezzoli.
Passano i minuti, potrebbero essere stati dieci o quindici ad attorcigliarci, mentre ogni tanto gli infilo il cazzo in bocca per farmi pompare.
Lentamente, con gusto e senza urgenza.
Noto il cazzo nuovamente barzotto e inizio a giocarci un pò, con delicatezza.
Gioco con il prepuzio, con il glande, con l'asta e accarezzo le palle.
Non passa tanto tempo che Alessio ha recuperato il turgore di un tempo - di certo non tanto tempo fa - e io ho ancora tanta voglia di quella rigidezza.
Alessio me lo sbatte in faccia con orgoglio e mi dice: "avevi detto che volevi rifarlo, vero?"
"Proprio così, vedo che sei pronto"; passano pochi secondi che Alessio ha già indossato il secondo preservativo, si è cosparso di gel e si avvicina a me.
Durante la monta lo vedo sorridere, gemere, sudare, faticare, liberarsi, dedicarsi a me.
Ad un certo punto mi districo, guadagno terreno, mi appoggio al mobile della tv e mi faccio scopare da dietro.
Mi sego stando sempre attento a non venire per prolungare al massimo il suo piacere. Andiamo avanti per un po’, nonostante senta ogni tanto qualche dolorino; come al solito non resiste alle sue pulsioni, ma in ogni caso il nostro piacere sovrasta le altre sensazioni.
Questa volta voglio vederlo venire, quindi mi sfilo, gli tolgo il condom e inizio a segarlo.
Sono steso sul letto, lui sopra di me, sopra il mio stomaco, le gambe piegate, mentre gioca con le sue dita nel mio ano.
Nel frattempo inizio a segarmi anche io.
In questa posizione riesco a segare insieme i due cazzi... mi sincronizzo e veniamo insieme, con il seme di entrambi sul mio stomaco, sul mio ombelico. Stupendo.
Dopo esserci puliti in modo grossolano, ci riposiamo un pò, nudi, chiudendo gli occhi, non aggrovigliati. Potrei anche aver dormito un po’.
Alessio è contento di essere venuto due volte di fila, dice che era tanto che aspettava, che è stata una gran scopata.
Non esita a manifestare la sua virile soddisfazione.
"Andiamo in doccia?", dice fiero del suo appagamento, mentre gioca con i miei capezzoli e picchietta sulle mie ossa iliache che spuntano impertinenti quasi come torri di vedetta a sorvegliare il mio pene a riposo.
"Andiamo", rispondo in modo rilassato, quasi un pò addormentato.
Guardo l'ora sullo smartphone, ho diversi messaggi, nessuno dei quali urgente. Rispondo a qualcuno e lo raggiungo in doccia.
L'acqua calda è rilassante e limonare sotto la doccia è piacevole.
Alessio è tranquillo, simpatico, impulsivo. So che è anche un po' emotivo e mantengo le distanze - anche se non si direbbe - per evitare di creargli illusioni e ferirlo. In questa sua fase iniziale, è facile confondere il sesso con altro. Alessio non è ancora rimasto sotto con nessuno stronzo e non vorrei essere io lo stronzo di turno. In lui vedo tutta quella spinta sessuale che mi fa sentire come una azienda petrolifera davanti ad un giacimento appena scoperto. La parte divertente per me è quella sportiva: farlo liberare, ma anche farlo stancare, fargli dare il massimo.
Quante volte un mio caro amico mi ha detto che questa attività non è uno sport e “saper fare” in questo ambito non è propriamente un talento da coltivare con la disciplina.
In ogni caso, voglio essere attento alle emozioni di Alessio, sia per non perdermi nulla, sia per rispettarlo.
Inizio a pomparlo in doccia, in ginocchio, mentre l'acqua calda scorre, alternando baci e pompa. Tutta la recente palestra ha davvero fatto effetto perchè tutti questi squat sono piacevoli, non sento affatto fatica. Anzi mi fa piacere sentire i muscoli che tirano con la loro forza.
"Hai ancora voglia? Ma io sono stanco...", mi dice.
“Sì, nessun problema”, vorrei dirgli, ma ho la bocca impegnata e continuo a pompare imperterrito. “Lasciami lavorare”, penso.
L'acqua scrosciante fa brillare i nostri corpi, riflettendo le luci del bagno.
Vedo i suoi muscoli, forgiati dallo sport e da una buona alimentazione. Mentre gli bacio la schiena, penso che potrebbe trovare davvero una persona da vedere regolarmente, con cui condividere il percorso vissuto finora, fare il prossimo tratto insieme; una persona che abbia a cuore l’idea di scoprirlo con vero interesse e aiutarlo a sviluppare una nuova interiorità che vada oltre l’esperienza fisica.
So anche che quella persona non sono io.
Tra doccia, sapone, e intervalli in cui ci pompiamo, iniziamo a rivestirci scherzando sulle performance.
“Eh, ma che pazzi”, rimarca con l’entusiasmo di chi ha appena compiuto l’impresa elettrizzante lanciandosi con incoscienza verso un mondo oscuro e proibito.
“Ma sì dai, guarda…”. Dopo qualche secondo di silenzio, continuo: “A te sembra tutto così straordinario, ma non è così. Ci stiamo solo divertendo; vedila un po' come una partita di padel ma con altro tipo di palle”. Anch'io so essere banale.
Riaffiora gentilmente la verità, che tengo per me: a volte mi manca quel luogo in cui l’atletica non è importante, in cui posso abitare il senso del mio divenire e continuare a costruire senso insieme, anziché performance.
Stupide metafore sportive.
Stiamo per andare via? No, perchè gli accarezzo il pacco, un bel pacco semibarzotto, grazie alle mie attività acquatiche pompatorie.
Intanto io ho di nuovo voglia, d'altronde sono venuto solo una volta e ora è il mio secondo turno.
Capisce subito e mi dice: "Se vuoi scopare ancora, scopiamo". Mi abbasso i pantaloni, mi giro e gli offro il culo; infila due dita e inizia a farmi di nuovo godere.
Gli dico di non smettere ed andare avanti, ancora avanti e spingere.
Si allontana, prende un profilattico, lo indossa e lo infila di nuovo in un colpo solo, senza ritegno ma cazzo!! qui sbaglia sempre, cazzo! ma ormai è dentro e sono di nuovo impalato, sospeso tra il dolore che inizia a svanire ed il godimento che riappare puntuale.
“Dai scopiamo ancora, scopa ancora, vai...”, ormai di nuovo tutto dentro, meno duro di prima ma comunque piacevole. Alessio ansima, spinge e ansima, mugola e spinge ancora.
Ho l'impressione che si stia concentrando, mentre inarco la schiena al massimo per fargli spazio, fottendomi dei pantaloni dell'abito che rischiano di rovinarsi.
“Vai, continua”, penso senza volerglielo dire, “ti ho promesso che ti avrei fatto recuperare e ora recupera tutto, ti voglio vedere esanime e appagato”.
Ansimo, mi sego, mentre accompagno Alessio verso il culmine che è sempre più vicino. Alessio scarica una bella raffica di colpi; sborro sul pavimento, mentre lui viene di nuovo dentro di me. Solo ora realizzo che siamo vicini alla porta e potrebbero averci sentito dal corridoio.
Ci ricomponiamo, ci rilaviamo nelle parti intime e ci rivestiamo, questa volta con una certa solerzia.
Usciamo dalla camera, prendiamo l'ascensore, vedo Alessio stanchissimo e posso ritenermi soddisfatto anch'io.
Sorrido, dicendogli che il suo recupero mi è piaciuto molto e che ora può ritenersi a posto per qualche giorno.
Ci stringiamo la mano con professionalità, come due white collar che hanno appena chiuso un deal con reciproca soddisfazione.
In silenzio, attraversiamo la hall e superate le porte di ingresso il freddo ed il buio di Milano ci assalgono fendendoci il viso.
"Ma questo venerdì ci sei?", chiede Alessio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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